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La Pasqua è una delle feste più sentite in Italia, sia come celebrazione dell’anno liturgico, sia come momento in cui le famiglie si riuniscono per passare un giorno assieme, attorno a una tavola imbandita e abbondante, ricca di piatti tradizionali, dall’antipasto al dolce. I piatti tipici pasquali sono tantissimi e variano da regione a regione, da provincia a provincia: se quasi la totalità degli Italiani è solita mangiare il classico cosciotto di agnello al forno con le patate come secondo piatto, sono tantissime invece le varianti per i dolci tipici pasquali. A parte la classica e insostituibile colomba, diffusa in tutta la nazione, è enorme la varietà di dolci regionali, dai più celebri ai meno famosi. Vediamo assieme quali sono i 10 dolci tipici pasquali che non tutti conoscono e le loro tradizioni!

Spongada de Solt, la ricetta della Valcamonica

La Spongada de Solt, detta anche Spongada de soldo, è un dolce lievitato tipico di Pasqua della Valcamonica, la zona montuosa a nord della Lombardia, parte delle province di Brescia e di Bergamo. Viste la posizione geografica e la tradizione della zona, la Spongada de Solt si caratterizza per l’uso di ingredienti semplici e genuini: l’impasto viene realizzato con farina, lievito, burro, uova e zucchero, lasciato riposare per alcune ore. La farcitura prevede invece fichi secchi, noci, uvetta, miele, mandorle e spezie come noce moscata, cannella e buccia di limone. Le origini del dolce sono antichissime e risalgono al Medioevo: la tradizione racconta che fu preparato per la prima volta dai monaci dell’abbazia di San Salvatore in Valcamonica, da offrire ai pellegrini. Il termine “spongata” viene dal dialetto camuno e vuol dire “spugnata”, perché la consistenza del dolce è piuttosto umida e morbida. La Spongata de Solt, dopo un periodo difficile negli anni Settanta in cui rischiava di scomparire per il poco interesse verso le cucine locali, è ora uno dei simboli gastronomici della Valcamonica.

Torta Maria Luigia, il dolce tipico di Pasqua a Parma

La Torta Maria Luigia è uno dei dolci più tipici della Pasqua parmense, forse più nota con il nome di Torta Duchessa. Il nome fu dato alla torta in onore di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza all’inizio dell’Ottocento. Proprio in occasione dell’insediamento della nuova duchessa, fu chiesto al pasticcere Giuseppe Dall’Antonio di inventare un nuovo dolce in suo onore. La Torta Duchessa è un dolce molto elaborato, con una base di dischi di sablé alla nocciola, crema pasticcera, ganache al cioccolato fondente e zabaione, da preparare con i liquori Marsala e Zibibbo amalgamati a tuorli, zucchero e farina. La torta viene assemblata a strati e decorata con granella di nocciole, zucchero a velo, fiocchi di ganache e ciliegie candite. È l’icona della città di Parma e viene spesso preparata per essere regalata ad amici, parenti e persone in visita alla città. Qui la ricetta originale dal club Parma City of Gastronomy.

Colomba di Pavullo Modena

Anche il terzo dolce tipico di Pasqua poco conosciuto viene dall’Emilia Romagna: è la Colomba di Pavullo, dolce lievitato tipico della cittadina di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena. Pur chiamandosi allo stesso modo e avendo la stessa forma, non ha molto altro in comune con la celebre colomba di Milano: la colomba di Pavullo è un dolce composto da quattro sfoglie di pasta farcita con il Savòr, ovvero una sorta di confettura di frutta, come mele e pere, e mosto d’uva cotto. L’impasto è arricchito da pinoli, marsala e scorzetta di limone. Il Savòr è di tradizione contadina e nasce come dolce povero e umile, da preparare con il mosto ottenuto dopo la vendemmia e da mangiare durante l’inverno. Al giorno d’oggi invece è molto ricercato e viene abbinato non solo alla colomba pasquale, ma anche a salumi, carne e formaggi. La Colomba di Pavullo è caratteristica proprio per l’uso del Savòr, chiamato così perché lascia un piacevole “sapore” in bocca.

Cuculi, il dolce tipico della Pasqua a Cosenza

I cuculi di Cosenza sono un altro esempio di dolce tipico di Pasqua che pochi conoscono al di fuori della città calabrese. La tradizione racconta che siano stati inventati attorno al XVII secolo dai monaci di un convento della città proprio in occasione di Pasqua. Si tratta di un dolce a pasta lievitata composto da pochi e semplici ingredienti: farina 00, uova, lievito di birra, zucchero, strutto e latte. L’impasto viene poi avvolto attorno a un uovo crudo e intrecciato proprio a dare l’idea del cuculo, un uccello che si riproduce proprio in primavera. La ricetta cambia molto per ingredienti e cottura a seconda del paese, addirittura della famiglia: qualche versione prevede che i cuculi siano cotti al forno, altre che vengano fritti in olio bollente e spolverati con zucchero a velo. Anche il nome varia: i cuculi di Cosenza vengono chiamati anche cuzzupe, cuddrura, pupi e ninni. I cuculi sono preparati per festeggiare l’abbondanza e la fertilità e sono veri e propri simboli della Pasqua calabrese.

Scarcelle di Bari, il simbolo della Pasqua pugliese

Molto simili per forma ai cuculi calabresi, le Scarcelle di Bari sono un dolce tipico della Pasqua pugliese, dalla forma di treccia circolare, a base di farina, latte, succo d’arancia, uova, lievito e zucchero. Si accompagnano quasi sempre a un uovo sodo, che viene tenuto legato alla corona di pasta con una croce di impasto: il nome “scarcella” richiama infatti la parola “scarcerare” e si riferisce alla Resurrezione di Cristo. Le scarcelle, dopo una lunga e laboriosa preparazione, vengono cotte in forno e poi decorate dopo cotte con delle codette di zucchero colorate. L’origine delle Scarcelle è antichissima e risale ai primi secoli del Medioevo, appena dopo la diffusione del Cristianesimo. Sono tradizionalmente mangiate a Pasqua e Pasquetta. Le Scarcelle di Bari sono state incluse nella lista dei P.A.T., i prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

Ciambelle pasquali piemontesi

Le ciambelle del Piemonte venivano preparate appositamente per la colazione del giorno di Pasqua da molte famiglie piemontesi, da preparare con ingredienti molto semplici come farina, burro, zucchero, uova, vaniglia, lievito e latte, a cui però è aggiunto anche del caffè e del liquore Maraschino. Inoltre, una volta cotte al forno, le ciambelline piemontesi vengono decorate con ciliegie sotto alcool e zucchero e si servono ancora calde. Dopo il pasto, le ciambelline piemontesi pasquali vengono accompagnate dal classico calice di spumante d’Asti, tipico della zona. La forma delle ciambelline è un richiamo alla Pasqua e alla vita eterna di Cristo. Tradizionalmente venivano preparate solo dai membri femminili della famiglia, che avevano il compito di portarle in chiesa la mattina di Pasqua e farle benedire con l’acqua santa, per poi regalarle ai propri cari.

Fugassa veneta di Pasqua

Il dolce della Pasqua in Veneto è la fugassa, una sofficissima focaccia lasciata lievitare ben quattro volte prima di essere spolverata con le codette di zucchero e cotta al forno. È conosciuta anche con il nome di “focaccia veneziana” e viene dalla tradizione contadina veneta, anche se alcuni affermano che l’origine di questo dolce sia trevigiana. La versione della fugassa cambia molto di famiglia in famiglia: alcuni preparano una classica pasta lievitata simile al pane e arricchita da uova, burro e zucchero. Altri, invece, realizzano una base di polenta con uva passa, fichi secchi e mele. Un’ultima versione prevede la preparazione di un impasto molto simile alla colomba, ma arricchito con liquore Marsala o amaretto. A Venezia è ormai tradizione andare a comprare o a mangiare la focaccia veneziana alla pasticceria Dal Nono Colussi, in Calle Lunga de San Barnaba, nel pieno centro della storica città.

Ciaramicola umbra, la ricetta di Pasqua perugina

La Ciaramicola è un dolce tipico della Pasqua in provincia di Perugia. È molto caratteristica, perché grazie all’uso dell’Alchermes le si dà un colore rosso cremisi molto intenso e un sapore particolarmente speziato, perfetto per essere accompagnato dal Vin Santo umbro. I colori della Ciaramicola rappresentano i cinque rioni della città di Perugia e lo stemma storico: è quindi un vero e proprio emblema molto caro ai perugini. La Ciaramicola, dalla forma di ciambella, viene impastata con farina, zucchero, burro (originariamente strutto), latte, tuorli, lievito, scorza di limone e alchermes, poi va infornata e, una volta fredda, ricoperta da una meringa morbida a base di albumi, zucchero e zucchero a velo. Viene guarnita, infine, con confettini colorati. Tradizionalmente la Ciaramicola veniva preparata dalle giovani promesse spose che, nel giorno di Pasqua, portavano il dolce ai loro fidanzati per augurio di una felice e lungo matrimonio.

Pigna di Pasqua, il dolce tipico del Molise e del centro Italia

La Pigna di Pasqua è un dolce molisano diffuso anche in alcune zone della Campania, del Lazio, della Toscana e delle Marche. Si tratta di un panettone dolce, profumato con liquore all’anice, a base di patate, farina manitoba, lievito, uova, strutto e zucchero, da lasciar lievitare diverse ore e poi infornare. Una volta sfornata e raffreddata, la Pigna di Pasqua viene coperta da glassa bianca e codette di zucchero. Tradizionalmente va preparata una settimana prima di Pasqua, perché questo particolare tipo di impasto si conserva a lungo restando morbido e profumato. La Pigna di Pasqua può assumere altri nomi e presentare delle piccole varianti: per esempio, nelle Marche è chiamata “Crescia dolce”, in Toscana “Schiacciata di Pasqua” mentre in Campania “Casatiello dolce”. La Pigna di Pasqua era particolarmente diffusa a inizio Novecento perché era un dolce da preparare con ingredienti molto poveri.

Lou Mécoulin, il dolce delle feste tipico di Cogne

Il Lou Mécoulin è un dolce tipico della cittadina di Cogne in Valle d’Aosta, preparato durante la Pasqua. La parola “mecoulin” viene dal dialetto locale e si riferisce alla morbidezza di questo particolare tipo di pane dolce e schiacciato, talmente soffice che ricorda quasi i batuffoli di cotone. Inizialmente il mécoulin veniva preparato a solo a Pasqua e a Natale, ma ora è possibile trovarlo tutto l’anno in pasticceria. La sua particolarità sta nell’essere farcito con dell’uvetta messa a macerare nel rum, facendo così risultare il pane molto profumato e saporito. Anche il burro e il latte usati per la preparazione devono essere rigorosamente Valdostani e venire preferibilmente dalla Valle di Cogne. Il dolce ha origini molto antiche e veniva inizialmente preparato solo dalle famiglie di Cogne usando i forni comuni dei villaggi limitrofi.


Insomma, il periodo di Pasqua, così come molte altre feste liturgiche celebrate in Italia, porta alla realizzazione di tantissimi piatti tipici amati e replicati di generazione in generazione. La tradizione culinaria italiana non si smentisce mai e ci regala sempre nuovi sapori, profumi e consistenze da assaggiare e condividere con le persone a noi care. Se state preparando il menù di Pasqua, non potete mancare di realizzare alcuni piatti tipici dolci e salati seguendo le ricette di Burrofuso!

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