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Quando arriva il periodo più freddo dell’anno, il brodo non è mai una cattiva idea. Anzi, è il protagonista dei piatti che in inverno scaldano davvero, siano zuppe, minestre o risotti. Data la sua importanza, una domanda sorge puntualmente spontanea: è necessario preparare il brodo da sé oppure il dado, scelta più comoda e veloce, va bene lo stesso? Anche in questo caso, come spesso in cucina, non esiste una verità assoluta. L’unica certezza è che brodo fatto in casa e dado non sono la stessa cosa, nemmeno lontanamente. E attenzione: questo non significa che uno sia buono e l’altro cattivo, ma che funzionano in modo diverso e rispondono a esigenze diverse. Capire questo evita a te di perdere tempo e ai commensali di mangiare un piatto fatto male. Qui trovi 10 differenze concrete, per scegliere quando vale la pena fare il brodo e quando il dado è più che sufficiente.

1 – Il brodo costruisce il sapore, il dado ‘aggiusta’

Il dado ha una funzione molto precisa: correggere. Quando a un piatto manca qualcosa, in un attimo dà una spinta al gusto. È molto concentrato, quindi raggiunge rapidamente lo scopo. Il brodo fatto in casa, invece, costruisce il sapore passo dopo passo: l’acqua ha assorbito sapori e sostanza da verdure, ossa o carne, creando una base perfetta. Ecco perché, in una minestra o in un risotto, il brodo si sente davvero, mentre il dado svolge un lavoro completamente diverso e tende a uniformare tutto. Il punto è capire quando ti serve una scorciatoia e quando, invece, vale la pena partire dalle fondamenta. Ad esempio, il dado funziona benissimo in una vellutata o in un sugo veloce: ricette in cui il brodo non è protagonista ma solo un supporto.

2 – Nel brodo sai cosa c’è dentro, nel dado… no

Potrebbe sembrare un’ovvietà ma, quando fai il brodo in casa, sei tu ad avere il controllo totale: scegli le verdure, decidi se e quanto sale mettere e puoi aggiustare tutto in base al piatto che stai preparando. Il dado, invece, è un prodotto finito che dentro ha già tutto, sale compreso (e spesso anche parecchio). Se lo usi, il tuo piatto sarà sicuramente saporito, ma c’è il rischio che sia sbilanciato. E non perché il dado di pessima qualità, ma perché non ti lascia margine di azione. Con il brodo puoi aggiustare il sapore strada facendo, mentre con il dado devi pensarci prima.

3 – Il dado salva una cena frettolosa

Chi non cerca la praticità in cucina? Ammettiamolo: tutti vorremmo impiegare pochi minuti per preparare la cena, soprattutto quando si torna a casa tardi e bisogna improvvisare un piatto al volo. Se esiste qualche piccolo trucco per velocizzare, perché snobbarlo? Il dado, su questo fronte, vince a mani basse. Dura mesi, non occupa spazio e ti svolta la cena in pochi minuti. Non tutte le ricette, del resto, hanno bisogno di un brodo meticoloso e strutturato. A molti piatti basta anche una base sapida che tenga insieme gli ingredienti. Come elemento di supporto, il dado non solo è imbattibile, ma è la scelta più sensata. Il problema nasce quando lo usi come sostituto del brodo e ti aspetti lo stesso risultato.

4 – Uno crea, l’altro ‘sistema al volo’

Un brodo fatto bene fa la differenza nel legare e costruire i sapori (indispensabile nelle già citate zuppe o nei risotti). Il dado, al contrario, tende a mascherare, ma non migliora davvero. In parole povere, è come usare un filtro di Instagram. Il brodo fatto in casa non è solo un liquido, ma è fondamentale per dare profondità e armonia al piatto. Il dado rende il sapore più deciso, ma tende a uniformare tutto.

5 – Il sale può rovinare tutto

Ti sarai sicuramente accorto che alcuni piatti fatti col dado risultano troppo sapidi, ma ti sei chiesto il perché? La risposta giusta, talvolta, è la più ovvia: il sale fa davvero la differenza. Nel brodo fatto in casa puoi dosarlo come vuoi, assaggiando e aggiustando mentre cucini. Il dado ha già fatto i conti senza l’oste e ne ha dentro in abbondanza, quindi è facile esagerare senza accorgersene, soprattutto se aggiungi altri ingredienti saporiti. Se usi il dado ‘a occhio’, ad esempio, una zuppa di legumi può diventare immangiabile. E non è colpa del dado, che ha fatto solo il suo lavoro. Se vuoi che diventi un prezioso alleato, usalo con moderazione e assaggia spesso.

6 – Quando il brodo è imbattibile

Il brodo è come il vino: migliora con il tempo. Quindi, se fai un risotto o un altro piatto che deve cuocere a lungo, non c’è scelta migliore. Col passare dei minuti, o delle ore, il sapore si sviluppa, si intensifica senza diventare aggressivo, e ogni ingrediente si lega alla perfezione. Col dado, ottieni l’effetto opposto: se lo lasci sobbollire troppo, tende a diventare più forte e persino aggressivo. Non vuol dire che sia sbagliato o proibito usarlo per una cottura lunga, ma non aspettarti di costruire il sapore nel tempo come con il brodo.

7 – Non sempre devi fare tutto da zero

Chiariamo una volta per tutte che il dado non è ‘brutto e cattivo’. Ci sono piatti in cui il brodo è protagonista e fa tutta la differenza, e altri in cui è solo un aiutante. In queste ricette, il dado non solo può bastare, ma dà al gusto una marcia in più. Bisogna usare la testa e capire, caso per caso, in quali piatti il brodo è vitale e quali invece possono cavarsela benissimo senza. Se lo usi nel modo giusto, il dado può fare veri miracoli, soprattutto quando il tempo è poco o il piatto non richiede passaggi complessi. Niente sensi di colpa: in cucina non tutto deve essere fatto da zero. L’importante è capire cosa serve davvero.

8 – Il compromesso intelligente esiste

Lo abbiamo precisato all’inizio: in cucina, raramente c’è bianco e nero. L’importante è sapere cosa stai usando e perché. Il brodo fatto in casa e il dado non sono sempre scelte contrapposte, anzi, puoi sfruttare i vantaggi di entrambi. Per esempio, se hai del brodo preparato e congelato, puoi usarne metà e completare con mezzo dado. Così risparmi tempo ma non rovini il gusto. Oppure, se il piatto non richiede molta intensità, puoi diluire il brodo con acqua e ottenere una base leggera senza la sapidità del dado. È un’ottima scorciatoia per per piatti veloci o minestre improvvisate. Un piccolo compromesso che fa una grande differenza.

9 – Dipende tutto da cosa ti aspetti

Ora che sai quasi tutto sulla differenza tra brodo e dado, avrai capito che il punto non è scegliere uno o l’altro, ma aspettarsi che facciano lo stesso lavoro. Spesso il problema non sono le due opzioni in sé, ma cosa tu ti aspetti dal piatto. Se usi il dado sapendo che serve solo ad insaporire velocemente, non rimarrai deluso. Se invece ti aspetti che faccia la stessa magia di un brodo fatto in casa, la delusione è dietro l’angolo. Allo stesso modo, un brodo preparato con amore e pazienza ha infiniti pregi, ma è sbagliato pensare che risolva tutto, senza prestare attenzione agli ingredienti. Una volta capito questo, scegliere tra brodo e dado diventa semplicissimo e, soprattutto, il risultato sarà esattamente come lo vuoi.

10 – Come li conservi fa la differenza

Hai preparato un ottimo brodo (in casa o col dado) e te n’è avanzato un po’? Non ti adagiare sugli allori, perché il modo in cui lo conservi cambia tutto. Il brodo fatto in casa, se lasciato fuori troppo a lungo o non congelato bene, perde profumo e intensità. Il dado, invece, resiste a lungo, ma, una volta sciolto, va usato subito, altrimenti cambia sapore. Se vuoi ottenere il massimo dal brodo, congelalo in contenitori ermetici e, quando ti serve, riscaldalo lentamente. Il dado è comodo e veloce, ma dà il meglio di sé solo se lo sciogli al momento giusto, mentre prepari il piatto. Segui questa regola e anche una ricetta veloce avrà la giusta consistenza e un buon sapore, indipendentemente dalla scelta tra brodo e dado.

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