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Sembra ieri, ma dalla fine degli Anni Novanta sono trascorsi quasi trent’anni e moltissime cose sono cambiate da allora, incluse le nostre abitudini alimentari. Negli anni ’90 mangiavamo senza farci troppe domande e non esistevano app come Yuka, pronte a sentenziare se un alimento è “buono” o “cattivo”. Non si controllavano le etichette e nessuno parlava di ingredienti miracolosi o da demonizzare. Si mangiava quello che c’era, quello che piaceva, punto. Anche se oggi ci sembra assurdo, abituati come siamo a scannerizzare tutto, prodotti che oggi farebbero inorridire un nutrizionista facevano parte della normalità. Alcuni sono spariti del tutto, come le schede telefoniche e il Festivalbar. Altri esistono ancora, ma non sono più gli stessi. Non siamo qui per scoprire come abbiamo fatto a sopravvivere, ma per fare un tuffo indietro nel tempo e ricordare cosa finiva sulle nostre tavole quando si mangiava senza app, senza etichette e senza sensi di colpa.

1. Soldino: la felicità a portata di mano

Negli Anni Novanta nessuno parlava di picchi glicemici o alternative proteiche. E il Soldino era una merendina iconica: pan di spagna soffice avvolto nel cioccolato, con l’inconfondibile monetina con l’effige del piccolo mugnaio. Era perfetto da portare nello zaino come merenda a scuola, e nessuno si chiedeva quanti zuccheri contenesse: se c’era il Soldino, semplice, dolce e appagante, era già una buona giornata.

2. Gran Soleil: il dessert radical chic

Il Gran Soleil della Ferrero sembrava quasi un’alternativa raffinata. In fondo era gelato al limone, quindi, nella nostra testa, era pure leggero. Lo gustavamo convinti che fosse il compromesso perfetto tra sfizio e semplicità. L’idea di un dessert da congelare nel freezer era sicuramente innovativa, ma ha avuto vita breve: dopo un lungo periodo di test, il prodotto è stato ritirato.

3. Pane e sugo: la merenda delle nonne

Altro che snack confezionati: negli anni ’90 bastava una fetta di pane, un filo d’olio e una cucchiaiata di sugo per farci felici. Era la merenda più semplice del mondo, si mangiava in piedi in cucina o guardando i cartoni animati, mentre la nonna ci rimpinzava con quello che sembrava nettare degli dei. Niente etichette, solo bontà fatte in casa, e zero domande. Oggi lo chiameremmo “comfort food”: all’ora’epoca era solo “merenda dalla nonna”.

4. Il Winner Taco: non era solo un gelato

Il Winner Taco non era solo un gelato, era un evento. Nessuno si preoccupava delle calorie: l’unico pensiero era gustarlo prima che si sciogliesse. Il gelato Algida, composto da una cialda a forma di taco, gelato alla vaniglia, caramello, arachidi e copertura al cacao era un vero e proprio cult. Come ogni leggenda che si rispetti, ha avuto una storia movimentata. Nonostante il grande successo, l’azienda lo ritirò nei primi anni 2000 per strategie aziendali. Ma attenzione, colpo di scena: a grande richiesta, è tornato nel 2014, grazie ad una petizione sui social network.

5. Push Pop: introvabili, ma forse è meglio così

Chi non ricorda i Push Pop, mitici lecca-lecca anni ’90 in stick di plastica che si alzavano e abbassavano! Erano colorati, zuccherosi e divertenti? Indubbiamente! Erano sani? Parliamone! Nostalgia a parte, forse è un bene che siano spariti. Ci hanno regalato un’infanzia grandiosa, ma erano anche un concentrato di zuccheri che oggi ci farebbe rabbrividire. Quando eravamo piccoli erano uno status (per altro sono ufficialmente ancora in commercio, anche se rari), ma anche un vero bombardamento per i nostri denti e la glicemia.

6. Lunchables: la merenda da assemblare

Arrivati in Italia alla fine degli anni ’90, i Kraft Lunchables erano la merenda componibile per eccellenza. Promossi con lo slogan “la merenda preferita di Paolo”, proponevano mini-pizza o cracker da farcire con formaggio e prosciutto. Potevi assemblarli a tuo gusto: un piccolo gioco interattivo che li rendeva più sfiziosi della solita merenda. Anche se, come abbiamo ribadito, all’epoca eravamo più disinvolti, era difficile ignorare che, dal punto di vista nutrizionale, lasciassero decisamente a desiderare. Tra formaggio processato, salumi e cracker industriali, non stupisce che il prodotto sia sparito dagli scaffali: la moda della merenda componibile non ha retto di fronte a snack più freschi e salutari (e genitori un po’ più attenti).

7. Burghy: il fast-food che sapeva di festa

Prima che McDonald’s e Burger King diventassero i re del fast-food, c’era Burghy. Andarci era pura gioia: panino, patatine, bibita gassata e nessuno che si preoccupasse di calorie o ingredienti. Era il premio per un bel voto, il pranzo speciale del sabato, il posto dove si mangiava senza pensieri. Andare da Burghy era speciale. Non esistevano versioni gluten free né compromessi nutrizionali: era un momento di festa e basta.

8. Orsetti sgranocchini: uno tirava l’altro

Trent’anni fa non sapevamo cosa fosse l’olio di palma e non ci importava. Se lo snack era buono, il problema non si poneva. E gli Orsetti Sgranocchini erano buoni: eccome! A forma di orsetti calciatori, venivano pubblicizzati come una colazione sana, ricca di proteine del latte e miele. È un vero peccato che non siano più in commercio: oltre all’aspetto super accattivante, avevano un gusto inconfondibile, di quelli che mettevano allegria già dal mattino. Una piccola gioia che oggi sopravvive solo nei ricordi.

9. Camillino: fresco e rassicurante

Il Camillino, oggi fuori produzione, era il gelato simbolo degli anni ’80 e ’90, morbido, croccante e con un cuore cremoso. È è stato il precursore del celebre Cucciolone, nonché uno di quegli snack che sembrava indispensabile in freezer. Anche se non si trova più, è simbolo di nostalgia, merende dopo scuola e pomeriggi estivi fatti di piaceri semplici.

10. Succo di frutta Billy: il brick immancabile

È stato il primo succo di frutta ad essere venduto nel brick con la cannuccia. La bibita al succo d’arancia (ma anche alla mela e al pompelmo) dai colori vivaci, pubblicizzata con lo slogan “allegria da bere”, era amatissima dai bambini degli anni ’80. Prodotto da Fonti Levissima, fu ritirato dai negozi nei primi anni ’90 per ragioni ineccepibili: conteneva pochi succhi veri e un mix di aromi, coloranti e dolcificanti, il che scatenò non poche proteste tra i consumatori. Anche in questo caso, un piccolo sospiro di sollievo per la salute!

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